Akira Zakamoto
Critica
stella
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Nelle opere di quest’artista c’è la consapevolezza di essere uguali e diversi nell’animo, c’è la priorità e il rispetto per le cose che nutrono l’anima e la mente perché gli interessi materiali diventino necessità e mai superiorità. Perché nella favola che Ciro vuole raccontare, si legge che è questo che salverà il mondo e renderà finalmente ogni creatore, ogni creativo simile alla cosa da lui creata, Ciro Palumbo l’ha capito e ce lo racconta con la sua fiaba, con il suo viaggio, il viaggio del giovane vecchio, l’interludio.
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Andrea Diprè

Ciro Palumbo è un artista che ama la provocazione, ma non tanto nel senso di una sfida, quanto come intento di sedurre. Egli proviene, o per meglio dire, si è immesso da tempo nella tradizione metafisica: gli interni abitati solo da oggetti inanimati e da sculture classiche, i paesaggi marini con un’isola, sono evidenti richiami a Giorgio de Chirico e ad Arnold Böcklin. Ma nel suo modo di concepire l’arte pittorica – lavorio continuo e meditato, fatto di applicazione, di studio del colore e degli spazi, di preciso calcolo delle alternanze fra pieni e vuoti, di calibratura dei toni, dell’ombra e della luce – egli lascia anche trapelare la sua devozione ai maestri del museo della storia dell’arte italiana, e più in particolare alla tradizione rinascimentale, quando la creazione artistica rispondeva a leggi prospettiche e compositive ineludibili.

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Andrea Diprè

INSEGUENDO IL SOGNO
Il percorso artistico di Ciro Palumbo può essere considerato un percorso che è destinato a non fermarsi, a non perdersi nel mare dell'inconcludenza, a non scontrarsi con il muro dell'incomprensione.
E' sempre difficile, anche se spesso agognato, incontrare artisti che possano fregiarsi di questo "nobile" appellativo, appartenuto a uomini che dell'arte hanno fatto una ragione di vita, che l'arte l'avevano nel cuore e nell'anima e non solo nella mente.
Incontrando Ciro Palumbo è sempre un arricchirsi lo spirito, è volare con la fantasia, è sentirsi liberi dentro.
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Andrea Diprè
Andrea Diprè
LE MAGIE PITTORICHE DI CIRO PALUMBO
Dalle Piazze d’Italia all’Isola che non c’è
Architetture inventate con interni che dal vano di una apertura praticata in una parete conducono lo sguardo sul mare: A naufragar nell’infinito. O, più direttamente sull’obiettivo che è quasi sempre il mare, un esterno nel quale si inquadrano isole stupende: Dopo di noi il sogno…Perduta isola…Un veliero sull’isola dei sogni…L’Isola dentro…Paesaggi improbabili…La magia fatale…L’isola dell’amore… Ci si avvede tuttavia d’esser sbarcati all’improvviso, e rapidissimamente, su una certa isola che non c’è la quale pur dista – fantasma irraggiungibile dalla ragione – cinque secoli dalle nostre spalle. E mai una panoramica così vasta ci è parsa di averla percorsa in tempo tanto breve. Quasi ingoiata. Così come brevissimo è lo spazio (atemporale) che dalla metafisica trasferisce l’attenzione e lo stupore in quelle meravigliose immaginazioni in cui regna incontrastata l’utopia. Da Giorgio De Chirico, dunque, con un balzo felino all’indietro, che conduce l’esplorazione fino a Tommaso Moro (dall’inglese Thomas More). Magari con il tramite moderno di una rappresentazione filmica disneyana, guidati da un nocchiero d’eccezione. Nientedimeno che Peter Pan.
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Un luogo etereo, silente, affastellato di simboli magici e onirici, dove ogni cosa non si limita a essere unicamente ciò che sembra, ma racchiude sempre una doppia anima, una lettura “altra”, una sfumatura nascosta che si svela solo se si è capaci di superare i consueti canoni interpretativi per abbracciare strade nuove e sorprendenti.

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Un mare.
Mare che si muove articolando sussurri e si intreccia alle sferzate del vento di libeccio.
Mare che nella notte inghiotte e intrappola tra reti di fioche lampare i sogni sospesi nel cielo, e li rigurgita all'alba sull'orlo iridescente della battigia, accoccolati tra le insenature eburnee delle conchiglie.
Sulla sua superficie irrequieta si increspano e incespicano orde di desideri che si accartocciano e si avviluppano tra loro, precipitano affondando tra gli abissi, per poi risalire coperti di salsedine e fradici di azzurro.

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Andrea Diprè
Andrea Diprè

IL SOGNO DELL'ANGELO
Un leggero brivido aveva percorso dall’interno
la tela, mentre un rapido segno di colore ne solcava la superficie indefinita.
Era l’alba di percezioni inconsapevoli nella figura nascente.
Ogni gesto impresso dall’esterno trovava corrispondenza dentro il quadro.
Non erano ancora sensazioni, perché il tratto lieve abbozzava appena su quel nitore una sagoma femminile dalle ali raccolte.
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Andrea Diprè

LE NUTRIENTI E LIETE FAVOLE METAFISICHE DI CIRO PALUMBO
Un eccellente critico e amico Tommaso Paloscia, aveva il compito di stendere il saggio critico per questo catalogo di Ciro Palumbo. La recente scomparsa ha impedito a Paloscia di concludere il testo che aveva iniziato.
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Andrea Diprè

MALUM GRANATUM
Mostra personale di Cherasco (Cuneo)
"E' la melagrana profumata un cielo cristallizzato."
Federico Garcia Lorca
I momenti, le sensazioni, i luoghi della pittura di Ciro Palumbo si identificano e si misurano con gli aspetti della cultura figurativa del passato, con la profondità dei neri caravaggesca memoria, con un realismo rinascinamentale, con il mistero della luce che "scopre" scodelle, libri, paesaggi della memoria, cesti di frutta, finestre aperte su una natura rivisitata. Il suo discorso appartiene, quindi, all'area degli artisti legati all'immagine, alla intensa definizione di un oggetto o di uno spazio altamente evocativo, a una ricerca che si sviluppa lentamente secondo interiori rivelazioni.
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Andrea Diprè

IL MISTERO SCOLPITO
Le sculture di Ciro Palumbo non solo riescono a contenere in sé una immagine innica e purissima dell’esistenza, ma, ecco, sulle ali delle loro fascinazioni favolose e sognanti, propongono, di bel nuovo, il moto più arcano e sacro dell’esistere; quello proprio alle cellule più tenere e mute; quello proprio al sangue più sacrificale e ardito. Non basta loro restare lì, fiori di una bellezza che non ha riscontri e soprattutto rapporti con nulla di quanto oggi l’arte ci mostra; esse dichiarano di volerci ancora parlare.
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La recente produzione pittorica di Palumbo si estende al di là della ricerca fin qui descritta attraverso un tema comparso progressivamente a partire dal 2004: le sospensioni. In sintonia con la mostra permanete di Palazzo Oddo, intitolata “Magiche trasparenze” e dedicata ai reperti archeologici portati alla luce nella zona di Albenga, Palumbo intitola a sua volta “Magiche sospensioni” la propria mostra. Isole, navi, statue, case e giocattoli, danzano sospesi nell’aria in una dolce levitazione, come bloccati nell’istante prossimo a un accadimento. Sensazione di enigma e di mistero aumentata dall’aspetto delle statue sempre in bilico fra il mondo dei vivi e quello dell’eterna fissità.
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Andrea Diprè

LE ROCCAFORTI DEL SOGNO
Il potere dei sogni. Così meravigliosamente smisurato, il potere dei sogni, da suggerire fiabe all’orecchio omerico di cantori di ogni dove, da sublimare l’essere alla dimensione semi-divina che tutto concede e può. Può creare, vivere di un’intensità millenaria, modellare paesaggi mentali in cui i protagonisti si alternano ma condividono, sempre, un non spazio, in cui l’unico escluso è il reale. E quando a sognare sono i pittori, con la netta volontà di raccontarli i sogni, attraverso linguaggi espressivi che conducano lo sguardo dell’estraneo fin dentro la natura dell’onirico, allora si assiste a un miracolo. Di chi trasforma in segno ciò che per gli altri rimane astratto, di chi dà forma e sfumature al sogno, di chi racconta una favola intrecciata alle pennellate, che ad ogni cambio di colore si gira pagina.
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“ Chiaro che può essere soltanto un sogno, nella vita reale non s’è mai visto un viaggio così.”
da: J. Saramago, ‘Il racconto dell’isola sconosciuta’

Il sogno a cui fa riferimento Ciro Palumbo ha origine nelle notti dei tempi, nelle mille ed una notte in cui Sherazade, con la magia dei suoi racconti, ottiene salva la vita affabulando con la prospettiva di un’esistenza immaginaria il suo sposo, il re Sahrigar, che la vuole morta.
Sherazade prende il tiranno per mano e lo conduce in un mondo di pura invenzione, fatto di fantasie e seduzioni, timori ed incantesimi, intrighi ed atti eroici, offrendogli in dono una sorte alternativa partorita dall’immaginazione, un destino fantastico in grado di sedurre il sovrano feroce e di cambiarne la natura penetrandone la profondità dell’anima.
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Nel guardare intensamente le opere di Ciro Palumbo bisogna ammettere che si provano intime emozioni, diverse, contrastanti, che indagano superficialmente i nostri pensieri per penetrare sempre più a fondo nella nostra essenza e che ci lasciano dentro qualcosa di nuovo ogni qual volta ci facciamo trasportare in questa commistione di sogno e di realtà.
Ma dove finisce il sogno? Dove inizia la realtà?
Queste sono alcune domande che mi sono posto nell’osservazione attenta dell’opera di Palumbo e sebbene credo che forse una risposta oggettiva in assoluto non ci sia, ho cercato di farmi suggerire dai dipinti del maestro la sua risposta, la sua interpretazione della questione.
Il confine non esiste, sogno e realtà sono due facce della stessa medaglia: la vita!
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Si dice che la vita non è quella che sogniamo, ma quella che ci capita giorno dopo giorno!
Sembra che frase più vera di questa non sia mai stata detta, ed è ancora più vera guardando i dipinti di Ciro Palumbo.
Infatti l'artista ha colto in pieno il senso di questa frase: egli dipinge fantasie e sogni, giochi e perdizioni, fiabe e racconti di ogni tipo, un sogno che non finisce mai immerso in un turbinio di oggetti, figure e paesaggi immaginari, una realtà sognata, fantasticata… non quello che ci capita giorno dopo giorno, ma appunto quello che sogniamo.
Palumbo, come un grande scrittore, racconta l'essere e il non essere, tanto noto e sfruttato, in pochi particolari, in piccoli gesti: quando la realtà opprime si cerca nel sogno un motivo per darsi forza.
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